5° Manuale delle Giovani Marmotte by AA.VV.

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La metodica consiste in un dispositivo che promuove, per mezzo della pressione negativa e di garze o schiume poliuretaniche, un ambiente atto a favorire la rimozione di secrezioni infette e l’aumento del tessuto di granulazione. È possibile l’irrigazione periodica della lesione con soluzione fisiologica e/o antisettica. I principali vantaggi consistono nella diminuzione della carica batterica nel sito di esposizione insieme a una minore frequenza delle medicazioni, opponendo altresì una valida barriera alle contaminazioni da germi ospedalieri.

Nelle lesioni di tipo I il trattamento conservativo prevede l’immobilizzazione della spalla per circa 7–10 giorni e, successivamente, un programma riabilitativo di ripresa graduale del movimento articolare. Nel tipo II, invece, l’immobilizzazione va prolungata per circa 2 settimane. Lesioni dell’articolazione sterno-claveare Sono lesioni abbastanza rare (circa il 3% di tutte le lussazioni di spalla) e si verificano in caso di traumi sportivi ad alta energia o incidenti stradali. L’articolazione sterno-claveare si stabilisce tra l’estremità mediale della clavicola, il manubrio dello sterno e la prima cartilagine costale.

Profilassi e terapia antibiotica nelle fratture esposte 27 Early damage care. Stabilizzazione con fissatore esterno in attesa del trattamento definitivo La fissazione esterna nelle fratture esposte e/o nei politraumi può essere considerato il trattamento di scelta nelle fasi precoci, e l’unico nelle fratture del tipo III B–C secondo Gustilo. In letteratura vi sono molti fautori dell’inchiodamento endomidollare nelle fratture del tipo III A. Il fissatore dovrebbe essere lasciato in situ fino a consolidazione o sostituito da un chiodo endomidollare entro 7–14 giorni (Figg.

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